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In Italia 1,3 milioni di cittadini non hanno un conto, nemmeno in Posta. La situazione si aggrava nel Mezzogiorno, complice una moria territoriale di sportelli che non rallenta. E, nonostante un ricorso maggiore al microcredito, l’indice di inclusione finanziaria continua a peggiorare.
Sono i principali dati emersi dalla terza edizione del rapporto annuale nato dalla collaborazione tra Gruppo Banca Etica, c.borgomeo&co. e Rete Italiana di Microfinanza (RITMI), dal titolo “Inclusione finanziaria e microcredito. Per un nuovo dialogo con i territori”.
600mila nuclei famigliari ancora non bancarizzati
Secondo l’indagine, circa il 3% dei nuclei familiari in Italia non possiede alcuno strumento bancario (tra conto corrente, conto deposito e conto postale).
Si tratta di quasi 600mila nuclei familiari, per un totale stimabile di circa 1,3 milioni di cittadini non bancarizzati.
In realtà, il dato è in sensibile miglioramento rispetto alla precedente rilevazione su dati del 2020: in due anni circa 500mila famiglie (il 46% di quelle in condizione di esclusione indicate nel precedente rapporto) si sono dotate di strumenti bancari.
Maggiori difficoltà per Sud e Isole
Ma, tra gli aspetti negativi permane la maggior debolezza delle aree meno sviluppate del Paese: il 72% delle famiglie non bancarizzate vive infatti al Sud e nelle Isole.
Inoltre il 77% delle famiglie escluse appartiene al quintile di reddito più basso (fino a 17mila euro annui).
Il divario è palese anche nelle domande di credito: il 53% delle richieste di finanziamento viene dal Nord, mentre solo il 28% da Sud e Isole. Se pur con tassi di accoglimento più alti al Sud, questi tendono a premiare soprattutto gli appartenenti ai quintili di reddito più alti.
L’indice di inclusione finanziaria peggiora
In questo scenario, l’Indice di inclusione finanziaria elaborato da Banca Etica, che si concentra su intensità creditizia (rapporto tra finanziamenti e PIL) e condizioni di offerta di credito nelle aree territoriali, segna per il 2022 un calo di 8,4 punti rispetto al valore di riferimento (fissato a 100) per il 2012.
È il peggior risultato dall’inizio delle rilevazioni e sintetizza una serie di condizioni sfavorevoli per persone e imprese – inclusa la restrizione quantitativa di disponibilità dei finanziamenti e una maggior riluttanza del sistema a concedere quei finanziamenti.
Gli effetti della desertificazione bancaria
L’accesso agli strumenti bancari è quindi fondamentale e serve una presenza capillare degli istituti di credito sul territorio: a fine 2023 Fisac Cgil segnalava che nel Paese fossero presenti poco più di 20mila sportelli bancari, ridotti di quasi il 4% rispetto al 2022, marcando ulteriormente la differenza tra Nord (57% del totale nazionale), Sud e Isole (22%).
Donne e migranti ancora soggetti a maggior rischio
Donne e migranti, secondo il rapporto, sono i soggetti più a rischio. In particolare, l’inclusione economica di genere appare frenata dalla limitata partecipazione delle donne al mercato del lavoro (56,2% in Italia vs. 70,2% di media UE), con un 37% delle donne italiane che non ha un conto in banca e solo 95 miliardi di euro di crediti concessi a donne sui 474 erogati dalle banche alle persone fisiche nel 2023 (FABI).
E questo benché le donne si dimostrino mutuatarie a minor rischio.
Rispetto all’indice di bancarizzazione delle persone straniere (non OCSE) in Italia, invece, il dato è cresciuto vertiginosamente negli anni (dal 61% del 2010 al 90% del 2020), per poi contrarsi all’83% del 2022.
Microprestiti per quasi 300 milioni, in particolare agli studenti
In questo scenario, il microcredito si dimostra uno strumento indispensabile di inclusione finanziaria.
Nel 2023, secondo i dati elaborati da c.borgomeo&co., grazie al lavoro di promozione di 127 soggetti sono stati concessi microprestiti (quasi sempre senza bisogno di garanzie personali) a 17.785 beneficiari, per un ammontare complessivo di oltre 298 milioni di euro.
Rispetto al 2022 si registra così una discreta crescita del numero di prestiti (+13,4%) e un forte incremento dell’ammontare erogato (+39,2%), così come del prestito medio (+54% sul 2022).
Un particolare dato da osservare è la crescita dei microcrediti agli studenti, che rappresenta circa il 46% dei microcrediti erogati nel 2023, ciò rappresenta senza dubbio una novità sia rispetto ai soggetti finanziari che alle caratteristiche del prodotto finanziario.
Un fenomeno senz’altro da monitorare in prospettiva.
La fase due: la nuova normativa sul microcredito
I dati riportati nella ricerca fotografano il settore prima dell’entrata in vigore della nuova normativa (gennaio 2024), che porta con sé cambiamenti importanti per il microcredito produttivo.
Ciò significa che nella rilevazione riguardante l’anno 2024 è plausibile attendersi una sensibile dinamica di crescita.
Per contro, il microcredito sociale non ha visto purtroppo evoluzioni con la nuova normativa, nonostante la sempre più crescente domanda di strumenti di inclusione finanziaria dedicati a soggetti vulnerabili, lasciando perciò irrisolta una delle principali sfide del settore.
Anna Fasano, Presidente di Banca Etica, ha affermato: «I dati presentati nello studio, letti congiuntamente alla crescita della desertificazione bancaria e all’aumento delle disuguaglianze, ci consegnano la fotografia di un Paese frammentato, dove le fasce più fragili e disagiate di popolazione non trovano nel sistema bancario e nell’offerta delle istituzioni un’adeguata risposta all’urgenza delle istanze d’inclusione sociale. La sfida per tutti gli operatori coinvolti è perciò quella di lavorare su diversi strumenti della filiera del credito e dell’accompagnamento, perché tornino a essere acceleratori di autodeterminazione, con particolare focus sui target oggi a maggior rischio, come donne e migranti. E Banca Etica continuerà, come e più di prima, a fare la propria parte in questa direzione».
Carlo Borgomeo, Presidente di c.borgomeo&co., ha dichiarato: «Alcuni dati mostrano qualche parziale miglioramento in materia di inclusione finanziaria, ma molta strada resta ancora da fare. Per quanto riguarda il microcredito cresce il numero dei prestiti e, soprattutto, l’importo medio. Il che, considerata anche la sempre minore incidenza del cd. microcredito sociale, può non essere una buona notizia. Bisogna infatti evitare il rischio che progressivamente il microcredito perda la sua caratteristica che è quella di rendere possibile, per I soggetti più deboli, l’esercizio del diritto al credito».
Giampietro Pizzo, Presidente di RITMI, ha commentato: «Di fronte ai bisogni e alle capacità inespresse di persone e comunità fragili, la ricerca evidenzia come il microcredito si confermi una risorsa importante ma non ancora pienamente valorizzata. Lo scenario è destinato a evolvere, a seguito dell’entrata in vigore della nuova normativa del microcredito (Decreto Ministeriale n.211/2023) che porta senz’altro elementi di novità e di opportunità, ma ora servirebbe un cambio di passo nell’impegno delle istituzioni, in particolare sul fronte del microcredito sociale. L’inclusione finanziaria si costruisce sui territori lavorando per la messa in rete di competenze e risorse di prossimità: solo così si danno risposte effettive, si costruiscono servizi permanenti e si rende l’inclusione finanziaria un primo passo verso una maggiore coesione sociale e migliori condizioni di vita individuali e collettive».
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