Banche, al Sud prestiti inferiori del 30% rispetto al resto d’Italia. Ecco le cause del divario




Ultim’ora news 27 febbraio ore 14

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Il Sud Italia resta un passo indietro a Nord e Centro anche nell’accesso al credito. Uno studio di Bain & Company Italia evidenzia che nel Mezzogiorno il volume dei prestiti è inferiore del 30% rispetto alla media nazionale rapportata al pil dell’area. «Il divario è il risultato di tre fattori principali», spiega Federico Poncemi, partner di Bain & Company. «Innanzitutto la dimensione media delle imprese è molto inferiore: il Sud ha il 30% delle aziende italiane con meno di 10 dipendenti, mentre vanta solo il 13% delle società sopra i 250 e questo gap dimensionale rende più difficile l’accesso al credito».

«Inoltre il mix settoriale incide sulle esigenze di finanziamento perché le imprese meridionali operano in settori con minori necessità di capitale. Infine la maggiore rischiosità media dei prestiti impatta sulle condizioni di finanziamento: il tasso di deterioramento del credito è del 5% nel Mezzogiorno rispetto al 3% nel Nord e nel Centro, di conseguenza i beneficiari pagano tassi d’interesse più elevati».

Divario anche negli investimenti finanziari

Il divario negli investimenti finanziari è ancora più marcato: quelli privati ad esempio sono inferiori del 75% se rapportati alla ricchezza dell’area. Altro dato, sebbene nel Mezzogiorno ci sia il 20% dei depositi bancari del Paese – valore in linea con il suo peso economico (22% del pil italiano) – solo il 25% della ricchezza finanziaria dell’area è investito in strumenti finanziari come azioni, Etf, titoli di Stato e fondi.

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Al Nord la percentuale è invece al 60%, mentre al Centro è al 55%. La colpa è della minore educazione finanziaria, della maggior difficoltà di investimento e della capillarità ridotta del sistema bancario.

La desertificazione bancaria trend nazionale 

Nel Mezzogiorno il numero di sportelli per abitante è del 40% inferiore alla media nazionale. «Il divario nella bancarizzazione è storicamente più marcato al Sud, dove le filiali risultano meno remunerative per gli istituti di credito, rendendone l’espansione meno conveniente», osserva Poncemi.

«Ma il calo degli ultimi 15 anni è il medesimo del Nord e nell’ordine del 40%, dato che sottolinea la necessità di sviluppare nuovi modelli operativi anche remoti e strategie personalizzate per il territorio, per supportare gli investimenti e ampliare l’accesso al credito». La desertificazione bancaria, insomma, non è un problema specifico del Sud, ma un trend nazionale. (riproduzione riservata)



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