Mudit, tutti i progetti in cantiere


Un lungo decalogo di ambiziose iniziative a sfondo culturale ed inclusive quelle che la direzione del Mudit, Museo degli illustri cittadini di Taranto, il Centro Studi Cesare Giulio Viola e l’Associazione temporanea delle imprese aggiudicatarie della gestione del Museo hanno presentato alla città, col rammarico dell’assenza dell’assessore alla cultura del Comune di Taranto, la dottoressa Angelica Lussoso, travolta come l’intera giunta, dalla valanga amministrativa del commissariamento dell’ente.

Si tratta di un’assenza importante, perché non consente, di fatto, la realizzazione nel breve periodo dei tanti progetti per i quali il Comune avrebbe giocato un ruolo fondamentale, in termini di supporto organizzativo e finanziario.

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Gli accordi sarebbero già stati presi, ma per assicurare continuità a implementazione alle attività del Mudit, è apparsa a tutti prioritario la costituzione di una fondazione, che renda l’ente più solido ed autonomo finanziariamente, con il coinvolgimento dei principali attori economici di Comune, Provincia e Regione.

Ma si battono tutte le strade possibili.

Come quella suggerita dall’architetto Terenzio Maria Lo Martire, di servirsi dei cosiddetti contratti di sponsorizzazione, che mettono insieme aziende legate non solo alla cultura, ma anche all’edilizia o al commercio, producendo benefiche ricadute reciproche per tutti i soggetti coinvolti, dagli sgravi fiscali alla promozione di un marchio o di un prodotto.

Il Mudit, ha evidenziato il suo direttore, il professor Mario Guadagnolo, con i suoi 180 profili bío-bibliografici di illustri tarantini, non vuole essere solo un contenitore culturale, né solo una biblioteca aperta agli studiosi e ai cittadini amanti del sapere, ma anche una struttura attraverso cui promuovere la conoscenza della storia di Taranto con iniziative di approfondimento e di divulgazione, in un’ottica di condivisione e rinnovata socialità”. Tante le associazioni che hanno già collaborato alla nascita e allo sviluppo di questo museo e tante altre promettono di collaborare in futuro; soprattutto in vista di quello che, nelle intenzioni degli organizzatori, dovrebbe distinguersi come l’evento  di rilevanza nazionale più importante del lungo e articolato elenco delle prossime iniziative, ovvero il  convegno sul recupero dell’anfiteatro romano di Taranto che dovrebbe svolgersi alla presenza del sottosegretario alla cultura, l’onorevole Lucia Bergonzoni, del presidente del Consiglio regionale Loredana Capone, in collaborazione con Comune di Taranto, il Marta, le Università di Lecce, Matera, di Foggia e Cosenza e la partecipazione, tra gli altri, del professor Francesco D’Andria, professore emerito di Archeologia classica all’Università del Salento, accademico dei Lincei.

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Tra gli altri progetti illustrati, meritano particolare menzione l’istituzione del riconoscimento di “decus patriae” a personaggi illustri della cultura del mondo accademico, del giornalismo, delle professioni, dell’impresa che onorano la città in Italia nel mondo e la redazione di biografie degli illustri tarantini del presente; la digitalizzazione dei volumi presenti nella biblioteca del Museo, la presentazione di libri di autori tarantini, mostre espositivi di pittori e scultori tarantini, gli incontri su poesia, arte e musica a Taranto nel Novecento.

Scienze, medicina, cinema, televisione, impresa, nessun ambito sarà lasciato da parte, perché il Mudit si ripropone alla città come contenitore multi culturale con l’obiettivo della scoperta e della valorizzazione di tutti i patrimoni locali, nessuno escluso.

Anche per l’estate si sta pensando di utilizzare lo spazio antistante l’edificio per rappresentazioni teatrali, rassegne cinematografiche, concerti di musicisti tarantini, mostre di pittura di arti artisti tarantini organizzate in collaborazione con le aziende affidatarie della gestione della struttura.

Interessante la visione esposta dal dottor Mario Pagnotella, presente in rappresentanza di queste ultime: “Vogliamo cercare di valorizzare non solo e non tanto il lato espositivo del Mudit, ma farlo diventare un museo di attività, dove tutti, giovani e meno giovani, persone di cultura o semplici curiosi, possano essere indotti a vivere esperienze legate alle testimonianze del nostro illustre passato, quasi rivivendolo sulla propria pelle; è un passaggio determinante perché produttivo di quello che viene chiamato l’orgoglio di appartenenza ad una comunità”.

Di qui l’idea di creare una sorta di “community library”, un centro innovativo di aggregazione e di animazione dei servizi bibliotecari simili a quelli di importanti centri universitari.

L’auspicio della direzione del Mudit è quello di poter calendarizzare al più presto tutte le iniziative in cantiere, fornendo alla città un programma da aggiornare ogni tre-sei mesi.

Sabrina Esposito

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