Bye bye transizione verde, anche i fondi Esg si riempiono di azioni di costruttori di armi


Pecunia non olet, al di là delle parole e delle brochure consegnate ai risparmiatori, è questo il principio che domina il mondo del risparmio gestito e della finanza in generale. Il profitto prevale su qualsiasi altra considerazione. Stupisce dunque solo fino ad un certo punto che tra i gestori di fondi si stia velocemente diffondendo un grande interesse per il settore della difesa, per le aziende che costruiscono armi. Persino i fondi Esg, in teoria attenti a considerazioni etiche e di sostenibilità degli investimenti, stanno allentando le loro regole per fare posto a qualche redditizia azioncina bellica.

L’occasione è davvero troppo ghiotta. In mezzo mondo è partita la corsa al riarmo, gli Usa esigono dai loro “alleati” europei un drastico incremento delle spese per armi ed eserciti. Chi costruisce bombe, missili, jet, carri armati, etc, spera di venire sommerso da commesse da centinaia di miliardi di euro. E nell’ultimo anno, ad esempio, il valore delle azioni della tedesca Rheinmetall è più che raddoppiato, quello dell’italiana Leonardo quasi (+ 85%).

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Secondo le rilevazioni dell’agenzia Bloomberg, nel corso del 2024, i fondi di investimento dedicati al settore bellico sono raddoppiati, raggiungendo quota 47, dopo decenni in cui erano rimasti al di sotto della decina. E i dati relativi ai primi due mesi del 2025 confermano questa ritrovata passione per fucili e cannoni dell’industria del risparmio gestito. Come si diceva, neppure i fondi Esg vogliono rinunciare, al punto che Mia Thulstrup Gedbjerg , co-direttrice dell’unità del settore della difesa presso lo studio legale danese Kromann Reumert , ha detto a Bloomberg che alla sigla Esg (Environmental, Social, Governance), andrebbe aggiunta la D di difesa. “Un sacco di capitale affluirà in queste aziende”, ha aggiunto.

Le azioni Rheinmetall sono ad esempio presenti in ben 650 fondi Esg. La statunitense Lockheed Martin , nota per i suoi jet da combattimento e sistemi missilistici, compare in circa 370 fondi Esg. Mentre Bae Systems, che produce munizioni, lanciamissili e obici, è in oltre 450 portafogli. Del resto i fondi Esg che hanno acquistato partecipazioni anche in produttori di armi hanno ottenuto risultati decisamente migliori rispetto a quelli rimasti focalizzati sui tradizionali investimenti del comparto, come le energie rinnovabili.

Nel 2024 l’ indice S&P Global dedicato alle industrie di difesa ed aerospazio ha guadagnato il 17%, mentre quello sulle energie rinnovabili ha perso ben il 27%. Quanto ai fondi tradizionali, tra quelli lanciati nel 2024 appena uno su cinque esclude esplicitamente i titoli della difesa. I rischi reputazionali esistono, un risparmiatore potrebbe trovarsi a lucrare sulla vendita di ordigni letali a feroci dittatori o a governi che li usano per sterminare civili. Ma il piatto è davvero troppo ricco per non ficcarcisi.

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Roel Houwer, manager di VanEck Asset Management , ha affermato che l’opinione sull’opportunità di detenere azioni di difesa sta “cambiando radicalmente”. La sua sgr propone ora ai risparmiatori il VanEck Defense Ucits Etf che ha già raccolto oltre 2 miliardi di dollari e che ha garantito ai sottoscrittori uno spettacolare rendimento del 44% nel 2024. “Abbiamo assistito a una crescita incredibile”, ha detto in un’intervista Houwer. E i flussi nel fondo nelle prime settimane di quest’anno “sono persino maggiori di quelli del 2024”, ha aggiunto.



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